mercoledì 8 Dicembre 2021
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Federcepicostruzioni al tavolo per l’Export: “Sostegno alle PMI edili sui nuovi mercati”

È ripreso ieri il Tavolo di concertazione coordinato dal Maeci (Ministero per gli Affari Esteri della Cooperazione), in collaborazione con la Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese e con ICE-Agenzia per l’internazionalizzazione e la promozione del Made in Italy all’estero nel settore dell’edilizia.
Il Tavolo ha, nei mesi scorsi, contribuito significativamente alla definizione dei contenuti del Patto per l’Export, anche attraverso l’importante apporto delle più importanti realtà rappresentative del sistema imprenditoriale italiano, tra cui Federcepicostruzioni, che ancora una volta ieri al Tavolo ha portato il proprio contributo di idee e proposte per incentivare la presenza dell’edilizia italiana sui mercati esteri.
Il dibattito è stato coordinato dal Sottosegretario di Stato con delega all’Internazionalizzazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Manlio Di Stefano.
“Abbiamo portato all’attenzione del Ministero – commenta il presidente di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi – i dati relativi agli investimenti infrastrutturali nel mondo, dimostrando che tutti i governi hanno pianificato significativi interventi”. Una straordinaria opportunità, quindi, anche per le aziende edili italiane: a condizione però che vengano messe nelle condizioni strutturali di competere: “Al sottosegretario ho rappresentato il problema più grave – aggiunge ancora il presidente Lombardi – che è quello legato alla scarsa competitività in uno scenario globale a causa del nanismo: un sottodimensionamento particolarmente grave nel comparto edile. Al sottosegretario ho fatto un esempio concreto: la più grande impresa italiana, la Webuild, che grazie a Progetto Italia ha integrato le più importanti aziende italiane quali Astaldi, Salini e Impregilo, fatturerà quest’anno 7 miliardi di euro: i francesi di Vinci fatturano 54 miliardi di dollari, gli spagnoli di ACS, 48 miliardi. Webuild è per fatturato in Europa soltanto il quindicesimo gruppo, mentre a livello mondiale non risulta neppure tra i primi cinquanta, con i più importanti gruppi cinesi che arrivano a fatturare 180 miliardi di dollari”.
Al Tavolo del partenariato, il presidente Lombardi ha indicato le possibili soluzioni: “Bisogna competere sul mercato globale consolidando e rafforzando le strategie di Progetto Italia, nella direzione di una forte aggregazione che coinvolga anche le piccole e medie imprese. Occorre incentivare le reti d’impresa, sostenere i consorzi e soprattutto attivare strategie formative e informative per le imprese. È importante che il Ministero fornisca un’informazione costante e approfondita sui bandi internazionali, per consentire alle imprese italiane di intercettare queste straordinarie opportunità di lavoro, soprattutto nei mercati strategici. Al Direttore generale del Maeci ho chiesto in particolare di riattivare quella piattaforma informativa online sui bandi esteri, pubblicata nel 2018, sospesa e non più riproposta”.

L’EXPORT, UNA STRAORDINARIA OPPORTUNITA’
I mercati esteri rappresentano per le imprese italiana una straordinaria opportunità: basti pensare, ad esempio agli Stati Uniti. La Camera dei Rappresentanti statunitense ha recentemente approvato un piano per le infrastrutture da 1.200 miliardi di dollari che punta all’ammodernamento della rete infrastrutturale statunitense. Sono previsti interventi su strade, ferrovie, porti, aeroporti, ponti e per espandere la rete internet a banda larga e quella delle colonnine di ricarica per le auto elettriche.

Secondo uno studio della Banca asiatica per lo sviluppo (Asian Development Bank, ADB), entro il 2030 l’Asia investirà circa 26 miliardi di dollari in infrastrutture per mantenere la dinamica di crescita, sconfiggere la povertà e contrastare il cambiamento climatico. Lo studio rileva che circa 1,5 miliardi di persone in Asia non hanno accesso a impianti sanitari, 400 milioni vivono senza corrente elettrica e 300 milioni non hanno a disposizione acqua pulita. Le infrastrutture consentono di creare posti di lavoro, ridurre i costi di produzione, migliorare i collegamenti con i mercati e garantire l’affidabilità dell’approvvigionamento idrico ed energetico.

In India il primo ministro Narendra Modi e il ministro delle Finanze, Nirmala Sitharaman, hanno annunciato un piano infrastrutturale da 1,5 trilioni di dollari nei prossimi cinque anni. Si tratta di uno dei progetti di costruzione di grandi opere più ambiziosi al mondo, voluto dopo che nel decennio passato (e in particolare tra il 2008 e il 2017) l’India ha già speso per il settore 1,1 trilioni di dollari.
Il piano punta proprio allo sviluppo delle infrastrutture tradizionali, quindi strade, collegamenti ferroviari, impianti idrici ed elettrici.

In Europa, il Plan Relance del governo francese per combattere la recessione prevede interventi da 100 miliardi di euro (pari a un terzo del budget annuale dello Stato), di cui 3,9 miliardi di crediti direttamente collegati a opere infrastrutturali e per la maggior parte (l’80%) destinati alla promozione della transizione ecologica. Modernizzare i sistemi idrici e le reti elettriche, accompagnare lo sviluppo urbano, proteggere la biodiversità e rinnovare i trasporti, sono interventi che da soli rappresentano oltre il 60% degli investimenti infrastrutturali.
Il Plan Relance mostra inoltre una particolare attenzione proprio ai trasporti con l’obiettivo di farne la vera leva della trasformazione ecologica, sostenendo soprattutto la mobilità quotidiana a basso impatto (come le ciclovie, per esempio), l’adeguamento della rete ferroviaria e il rinnovamento dei porti.

Interessanti opportunità si schiudono anche nell’Africa sub sahariana, che ospita alcune tra le economie in crescita più rapida al mondo.
Il Programme for Infrastructure Development in Africa (PIDA), lanciato dalla Commissione dell’Unione Africana, dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa, dalla Banca di Sviluppo Africana e dall’Agenzia di Pianificazione e Coordinamento della NEPAD, ha definito un framework strategico di lungo periodo, fino al 2040, per lo sviluppo delle infrastrutture continentali mediante l’elaborazione di progetti regionali integrati. Il PIDA prevede investimenti nell’ordine di 360 miliardi di dollari entro il 2040, con lo scopo di realizzare oltre 400 progetti, tra cui 54 piani energetici e 232 progetti relativi al settore dei trasporti (37.200 km di autostrade, 30.200 km di ferrovie e 16.500 km di linee elettriche).
Si prevede che la spesa per le infrastrutture tra i paesi dell’Africa subsahariana raggiungerà i 180 miliardi di dollari all’anno entro il 2025, a conferma che i governi nazionali stanno aumentando in modo proattivo i loro investimenti nel settore delle infrastrutture.

Secondo le stime di JP MORGAN, le economie mondiali dovranno spendere in infrastrutture circa 3.700 miliardi di dollari l’anno da qui al 2035 per ammodernare le economie di tutto il mondo. A nostro avviso, questo fabbisogno infrastrutturale creerà opportunità straordinarie per investitori e imprese.

LE CONCLUSIONI: È SULL’EDILIZIA CHE SI GIOCA
LA SFIDA PER IL RILANCIO
“È importante che il nostro Paese colga al meglio queste straordinarie opportunità – conclude il presidente Antonio Lombardi – sostenendo, sui mercati esteri ma anche sul mercato interno, un settore vitale per l’economia e per l’occupazione. Il tunnel ferroviario del Brennero vale da solo 15 mila posti di lavoro. Il settore delle costruzioni sarà centrale per la ripresa anche secondo Manpower, che nel terzo trimestre del 2021 prevede un saldo positivo del 7% tra entrate e uscite nel mercato del lavoro e sottolinea che la spinta arriverà proprio dalle assunzioni delle costruzioni (+12%). Nel Sud lo sblocco dei cantieri vale 17 mila occupati. L’ A.V. Napoli-Bari consentirà ai treni di viaggiare a 200 chilometri orari, attraversando numerosi territori a rischio spopolamento. In queste aree la messa a terra dell’opera permetterà al Pil di crescere dell’1,6 per cento. La nuova strada statale 106 Jonica è un altro simbolo di rilancio del Mezzogiorno: porterà alla creazione di 1.500 posti di lavoro, ai quali si aggiungeranno quelli dell’indotto. Le Grandi Opere e i bonus edilizi (Superbonus 110% in primis), possono creare tra i 300 e i 400 mila posti di lavoro nel settore delle costruzioni. La recente indagine del CRESME ha confermato che il Settore delle costruzioni, da solo, contribuisce per 3,5 punti (sui 6,7 previsti per l’anno 2021), alla crescita del PIL del nostro Paese”.

 

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