Pronto il progetto del Ponte sullo Stretto: ma non si farà nemmeno con il Recovery fund

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Si è raddoppiato il canale di Suez e quello di Panama, ma in Italia il Ponte sullo Stretto nel febbraio 2013 è stato cancellato dal governo Monti. Con i 50 miliardi di euro destinati a spese per infrastrutture previste dal MIMS, di quel ponte sospeso a campata unica certificato dalle migliori società di progettazione del pianeta non c’è traccia. Neanche stavolta, con un governo tecnico che gode del più ampio consenso possibile, sembra sia arrivato il momento.

Enrico Giovannini, afferma che per realizzarlo manca il tempo, includendolo tra i progetti del Recovery che impongono una scadenza così lontana, così vicina: 2026. Ma realisticamente per farlo ne servano solo 7 e nel mentre si può spacchettare l’opera in lotti e finanziarla con i fondi europei. Anche se nel dicastero del MIMS c’è una commissione, che sta studiando se conviene unire Villa San Giovanni a Messina.

Peccato perché la società concessionaria Stretto di Messina avrebbe già fatto tutto, non servirebbe neanche il dibattito pubblico previsto nel Codice dei contratti e per far partire i primi cantieri servirebbero al massimo 6-7 mesi cominciando con il rapporto con i soggetti aggiudicatari trasformando il contenzioso in accordo transattivo.

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