giovedì 23 Maggio 2024
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Infrastrutture e PNRR: costi in più e ritardi, il rapporto della Camera dei deputati

La Commissione Ambiente della Camera, ha presentato il rapporto sullo stato di attuazione delle infrastrutture prioritarie previste dal Piano nazionale ripresa e resilienza e dal Piano nazionale per gli investimenti complementari a esso (PNC). La fondazione indipendente Openpolis ha messo in risalto alcuni elementi: il primo riguarda i costi in più, 30 miliardi di euro rispetto alle risorse disponibili. Il secondo è il ritardo in cui si trova la maggior parte delle opere, ancora in fase di progettazione o di gara.
Si tratta di infrastrutture nevralgiche, che comprendono autostrade, ferrovie, porti, sistemi di mobilità urbana, aeroporti, in alcuni casi si tratta di nuove opere, in altri di rinnovamento di quelle esistenti.
Il peso specifico delle infrastrutture nel PNRR è elevato. Nel sito web dedicato al Piano nazionale si parla di “un profondo cambiamento nell’offerta di trasporto per creare entro cinque anni strade, ferrovie, porti e aeroporti più moderni e sostenibili in tutto il Paese”.
Quanta necessità ci sia di ammodernare autostrade ferrovie & C. lo evidenzia The European House – Ambrosetti: tra il 2008 e il 2021 la spesa pubblica in infrastrutture è diminuita del 30%, nonostante gli interventi di manutenzione, data l’età di gran parte delle grandi opere, siano sempre più necessari. Il patrimonio infrastrutturale italiano richiede un sensibile rinnovamento. Buona parte dei ponti stradali italiani è stata realizzata nel secondo dopoguerra. Secondo le stime fatte nel 2018 da Antonio Occhiuzzi, direttore dell’Istituto di tecnologia delle costruzioni del CNR, circa 10mila ponti e viadotti stradali abbisognavano di uno specifico controllo del grado di sicurezza statica.
Proprio con la finalità di “migliorare sicurezza, efficienza e sostenibilità di infrastrutture e grandi opere” diventa prioritario puntare sulle tecnologie digitali, come IoT, digital twin, BIM e anche in questo senso le risorse messe in campo dal Piano nazionale sono strategiche. Occorre colmare il ritardo. Tuttavia, segnala lo stesso think tank milanese, le imprese di costruzione italiane investono solo lo 0,17% del valore aggiunto in attività di ricerca e sviluppo e solo nel 6% dei casi sono dotate di specialisti ICT.
Ecco allora perché per le infrastrutture il PNRR può contribuire sensibilmente al loro ripristino e sviluppo. Purtroppo, però, siamo ancora indietro: basti dire che lo stadio più avanzato dei lavori riguarda le ferrovie e qui siamo al 26% dei progetti in corso. A seguire ci sono ciclovie (11%), porti e interporti (10%), sistemi urbani (7%), strade e autostrade (1%).
A questa situazione si aggiunge il divario esistente, sempre a proposito di progetti in corso, tra Nord e Sud Italia: nel settentrione si arriva al 36% delle opere in corso, percentuale che scende al 14% al Sud e isole.
Openpolis rileva, inoltre, che le uniche informazioni condivise dal rapporto in merito alle regioni riguardano il numero di bandi pubblicati e gli importi messi a gara nel corso del 2022. Da qui si evidenzia che, secondo i dati aggiornati al 31 dicembre dello scorso anno, “sono stati pubblicati complessivamente 142 bandi per le infrastrutture prioritarie del PNRR e del PNC. Di questi, 4 sono stati annullati e 13 sono andati deserti.”
Torniamo ai costi aumentati sulle infrastrutture PNRR ritenute prioritarie. Openpolis segnala che “In base ai dati aggiornati al 31 dicembre 2022, le risorse a disposizione per coprire questa spesa ammontano a circa 102,3 miliardi di euro, cioè 30 in meno rispetto al costo totale”.
“Una cifra che non ricade solo sul piano di ripresa e resilienza e sul fondo complementare, ma che viene finanziata anche da altre fonti. Insieme a PNRR e PNC, contribuiscono a tale spesa il fondo di solidarietà comunale e il fondo per l’avvio delle opere indifferibili (54% della cifra totale). A cui si aggiungono altre risorse pubbliche non meglio specificate (42%) e a una minima parte di risorse private (3%).”
Inoltre, rileva che i 132,5 miliardi di euro a fine 2022 sono il risultato di un incremento di ben 7,2 miliardi rispetto alla cifra stimata a maggio 2022, pari a 125,3 miliardi. Gli aumenti sono addebitabili al rincaro dei prezzi dei materiali edili, del carburante e dell’energia, collegabili all’invasione Ucraina.

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