martedì 31 Gennaio 2023
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Cresme: nel 2022 investimenti in costruzioni per 232 miliardi di euro. 2023 anno di transizione

Il 2022 è stato un anno eccezionale per il settore delle costruzioni. La conferma arriva dal XXXIII Rapporto Congiunturale e Previsionale del Cresme: secondo il Centro Ricerche Economiche e Sociologiche nel Mercato dell’Edilizia, si parla di tassi da anni ’60, sia per le ristrutturazioni ma anche per le nuove costruzioni residenziali e residenziali.

Aumento dei prezzi, incentivi fiscali per la riqualificazione del patrimonio edilizio, crescita del mercato immobiliare: sono questi i fattori che muovono, guardando ai dati Cresme, un mercato che ha registrato oltre 232 miliardi di investimenti nelle costruzioni nel triennio 2020-2022, 91 in più rispetto al 2019 – anno pre Covid – con uno sviluppo del 20,4% nel 2021 e del 14,9% nel 2022; tradotto in posti di lavoro, sono 460mila in più nel 2022 rispetto al 2019, mentre l’apporto sul Pil dato dalle costruzioni sale al 13,9%: il più alto in Europa e il secondo fra i paesi occidentali.

Sicuramente negli ultimi due anni il mercato delle costruzioni è stato alimentato da importanti risorse private, quale il risparmio accumulato dalle famiglie e dalle imprese sia nel 2020 che nel 2021, accanto a consistenti risorse pubbliche, dagli incentivi fiscali come Superbonus e Bonus Facciate ai fondi del PNRR. Cresme ricorda anche alcuni stanziamenti per le opere pubbliche provengono addirittura dagli anni 2014/2015 e si sono trasformati in aggiudicazioni di lavori a partire dal 2021. Solo in questo ambito la la crescita è stata del 45/50% negli ultimi dodici mesi.

Adesso si prevede un’inversione di tendenza: oltre all’impennata dei prezzi nel settore – le costruzioni del 2022 costano il 15/20% in più di quanto costavano nel 2019 secondo le fonti ufficiali, il 25/30% secondo le analisi del CRESME – l’inflazione ha cominciato a incidere anche sui prezzi delle case e sui comportamenti della domanda, senza che invece stipendi vengano adeguati.

Come sottolinea il Cresme, il 2023 sarà un anno di transizione, caratterizzato da una frenata generale, ma ancora con dati positivi: si attende una crescita dello 0,9%, in cui si oscilla tra il -9% delle riqualificazioni residenziali e il +41,7% delle nuove opere pubbliche. Dal 2024 i dati peggiorano ulteriormente: -7,1% degli investimenti totali e addirittura -22,6% per la riqualificazione abitativa. Sostanzialmente gli incentivi andranno riducendosi e fermeranno il principale motore che ha trainato le costruzioni. Non solo: a maggio, al momento della presentazione dei bilanci del 2022, il problema dei cassetti fiscali pieni potrebbe definitivamente esplodere mettendo a serio rischio le imprese. Stessa sorte per il PIL: anche qui la frenata attesa per il Superbonus avrà effetti sul Prodotto Interno Lordo, trainato negli ultimi due anni dalle costruzioni.

Diverse le attese nell’ambito dei lavori pubblici, dove la vera incognita è la realizzazione delle opere sovvenzionate dal PNRR e sulla capacità delle Amministrazioni e delle imprese di rispettare gli obiettivi attesi dall’Unione Europea. Il problema non riguarda soltanto la progettazione e l’esecuzione delle opere, ma anche l’approvvigionamento e il costo dei materiali.

Per quanto riguarda il mercato delle nuove costruzioni, secondo il Cresme si entrerà in un nuovo ciclo, nel quale la produttività del settore sarà costretta a cambiare. Da questo punto di vista, il prossimo decennio sarà decisivo.

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