venerdì 2 Dicembre 2022
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Superbonus, il Censis: il gettito fiscale ripaga il 70% della spesa a carico dello Stato

I 55 miliardi investiti dallo Stato fino a oggi per il Superecobonus hanno attivato un valore della produzione totale pari ad almeno 115 miliardi di euro, coinvolgendo 900mila unità di lavoro dirette e indirette.

La produzione aggiuntiva ha creato un gettito fiscale che può ripagare circa il 70% dei costi a carico dello Stato. Gli interventi realizzati fino a oggi contribuiscono inoltre al 40% del risparmio di gas che il Governo intende realizzare attraverso le misure varate per far fronte all’inverno 2022-2023.
È quanto emerge dalla ricerca su Superbonus ed Ecobonus, realizzata dal Censis, in collaborazione con Harley&Dikkinson e la Filiera delle Costruzioni (Ance, CNI, CNA, Confartigianato, Assocond-Conafi).
La ricerca è stata presentata ieri all’Enea, all’Agenzia delle Entrate, al Viceministro dell’Economia e delle finanze, Maurizio Leo, e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
La ricerca del Censis stima che i 55 miliardi di euro di investimenti certificati dall’Enea per il periodo compreso tra agosto 2020 e ottobre 2022 legati all’utilizzo del Superbonus per l’efficientamento energetico degli edifici hanno attivato un valore della produzione nella filiera delle costruzioni e dei servizi tecnici connessi pari a 79,7 miliardi di euro (effetto diretto), cui si sommano 36 miliardi di euro di produzione attivata in altri settori del sistema economico connesso alle componenti dell’indotto (effetto indiretto), per un totale di almeno 115 miliardi di euro.
Il Censis stima che il gettito fiscale derivante da tale produzione aggiuntiva possa ripagare circa il 70% della spesa a carico dello Stato per le opere di efficientamento sugli edifici.
Questo significa, si legge nella presentazione dello studio, che 100 euro di spesa per Superecobonus costerebbero effettivamente allo Stato 30 euro, ridimensionando in questo modo il valore reale del disavanzo generato dall’incentivo.
Il Mef, rileva lo studio, ha registrato tra gennaio e settembre 2022 un incremento del gettito dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ed è verosimile pensare che proprio il comparto edile abbia considerevolmente contribuito a questa dinamica espansiva delle entrate tributarie.
La ricerca del Censis arriva dopo una serie di studi che hanno cercato di cogliere l’effettivo impatto del Superbonus non solo in termini di costi, ma anche di ricadute positive sul sistema economico in generale.

Alla fine del 2021, il Cresme ha rilevato un saldo positivo per il Paese di 36 miliardi di euro, ma ha anche concluso che il payback del Superbonus è insostenibile.

Anche il CNI ha stimato una spesa di 19 miliardi e un gettito fiscale di 7,7 miliardi, pari al 40% della spesa per lo Stato. Sempre il CNI, a settembre, ha rilevato un costo, in termini di detrazioni a carico dello Stato pari a 29,5 miliardi e un gettito ficale pari a 11 miliardi, pari quindi a circa il 37% dell’investimento pubblico.
In generale, anche se gli studi svolti nei mesi scorsi giungono a risultati diversi, puntano a dimostrare che i costi a carico dello Stato sono compensati dal gettito e che gli incentivi sono quindi sostenibili, oltre che necessari per le imprese e per il risparmio energetico.
Il Governo Meloni si è concentrato sulla necessità di abbassare i costi del Superbonus. Per questo motivo, con il Decreto Aiuti-quater, in fase di pubblicazione, ha abbassato l’aliquota della dal 110% al 90%.
Nei giorni scorsi, durante la presentazione del Decreto Aiuti-quater, il Presidente Giorgia Meloni ha spiegato che la misura finora è costata 60 miliardi di euro, con 38 miliardi di costo eccedente rispetto alle previsioni, e ha prodotto la deresponsabilizzazione dei cittadini perché se non si è chiamati a partecipare alla spesa, non si ha interesse a verificare prezzi e costi. Di qui la decisione di ridimensionare la detrazione.
Dichiarazioni analoghe sono state rese anche dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, durante un’audizione sulla nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef). Secondo Giorgetti, il Superbonus ha generato uno scostamento complessivo di 37,8 miliardi sull’intero periodo di previsione e continuare alle stesse condizioni avrebbe pregiudicato altri interventi.
Tornando alle rilevazioni del Censis, lo studio ha stimato che nel 2021 il valore aggiunto delle costruzioni è aumentato del 21,3% rispetto all’anno precedente. Nel Mezzogiorno la crescita è stata pari al 25,9%, nel Nord-Ovest al 22,8%, nel Nord-Est al 18,5% e al Centro al 16,3%.
Secondo il Censis, tra agosto 2020 e ottobre 2022, il Superbonus ha creato 900mila unità di lavoro dirette e indirette. In particolare, tra gennaio e ottobre 2022 il Censis stima che i lavori di efficientamento energetico degli edifici abbiano attivato 411mila occupati diretti, tra settore edile, servizi tecnici e indotto, e 225mila occupati indiretti.
Secondo lo studio, l’incremento del valore immobiliare delle unità abitative che hanno beneficiato della riqualificazione energetica è stimato tra il 3% e il 5%, a seguito di un salto di classe energetica dell’immobile.
Per il Censis, la spesa di 55 miliardi di euro genera un risparmio di 11.700 Gwh/anno, che corrispondono a 1,1 miliardi di metri cubi di gas, pari al 40% del risparmio energetico che il Piano emergenziale di riduzione dei consumi del settore domestico si prefigge di realizzare nell’autunno-inverno 2022-2023 (2,7 miliardi di metri cubi di gas).
Considerando gli interventi finanziati dagli ecobonus ordinari fino al 2020 insieme a quelli finanziati attraverso il superbonus, aggiunge il Censis, si arriverebbe a un risparmio stimabile in circa 2 miliardi di metri cubi di gas, pari a oltre due terzi di tutti i risparmi di gas previsti in Italia dalle ultime misure di riduzione dei consumi per il settore domestico.
Il Censis stima inoltre che il superbonus ha ridotto le emissioni di CO2 di 1,4 miliardi di tonnellate.
Il Censis conclude che “poiché gli ecobonus rispondono a due obiettivi strategici di medio-lungo periodo, cioè il risparmio energetico e il contrasto al riscaldamento globale, le decisioni su come proseguire in materia di Superbonus andrebbero prese considerando l’impatto della spesa pubblica in termini di risorse economiche attivate, di occupazione aggiuntiva, di risparmio energetico assicurato e di gettito fiscale che copre una parte della spesa dello Stato, dunque adottando un’analisi che consideri molteplici variabili, economiche e sociali, nel medio-lungo periodo”.

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