venerdì 2 Dicembre 2022
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Più tempo per sconto e cessione Superbonus. Il Censis: attivati investimenti per quasi 116 miliardi

Dieci anni, anziché quattro, per la cessione dei crediti d’imposta legati al superbonus. Ecco la soluzione per tentare di sbloccare lo stallo dei cassetti fiscali prevista nel Dl aiuti quater, che il governo ha varato una settimana fa ma su cui si stanno ancora definendo significativi ritocchi prima di inviarlo al Quirinale, ora che il Parlamento ha completato l’esame del dl aiuti ter.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ribadisce però che, “salvo il pregresso, lo Stato non può continuare a garantire il ritmo del credito d’imposta attuale. Bisogna capire se da parte del sistema bancario arriva una opportuna proposta”.

L’obiettivo della maggioranza è anche definire meglio i tempi della stretta sul superbonus dal 110% al 90%. E il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha parlato di “ipotesi allo studio” per venire incontro chi si dovesse trovare “in situazioni di indigenza”, soprattutto per i condomini, ventilando la “creazione di un fondo, che possa integrare” il 10% per coprire il 100% delle spese. Un lavoro intenso che prosegue in parallelo a quello sulla manovra, attesa per lunedì in Cdm. “Dobbiamo fare presto”, il messaggio di Giorgetti da Bali. Poi andrà gestita una corsa contro il tempo, con prevedibili fibrillazioni nella coalizione lungo l’iter parlamentare.

“Al Governo diciamo di ravvedersi: così non si cura l’interesse nazionale ma lo si distrugge. Non si sabotano dall’oggi al domani i progetti di famiglie e imprese su una misura che ha fatto rialzare e correre l’Italia”. Così il leader M5s, Giuseppe Conte in un post. “Abbiamo scoperto che per la Presidente Meloni e il Ministro Giorgetti il Superbonus 110 è diventato ora un buco nelle casse dello Stato, una misura da distruggere. Siamo di fronte all’ennesima giravolta della Meloni. Eppure abbiamo i numeri aggiornati, quelli veri, quelli che dovrebbero contare per chi prende decisioni”, dice Conte citando i dati del Censis e del Cresme.

Al Mef stanno completando i calcoli per quantificare le risorse a disposizione. Si parte dai 21 miliardi in deficit, a cui potrebbero sommarsi i fondi strutturali non usati (5-7 miliardi), quelli derivanti da una stretta al Reddito di cittadinanza (“La Lega proporrà importanti tagli a sprechi, furbetti e truffatori”, ribadisce il vicepremier Matteo Salvini), dall’anticipo del décalage del superbonus e dalla tassa sugli extraprofitti. Il piano è aumentare il contributo straordinario dal 25% al 33%, misurando l’extraprofitto sull’utile. Si sta riscrivendo la norma del governo Draghi, e per l’esecutivo è incoraggiante che il Tar abbia dichiarato “inammissibili” i ricorsi delle aziende energetiche. La gran parte delle risorse sarà destinata alla lotta al caro energia.

In giornata sono usciti anche dei dati sulla misura. “Si stima il suo impatto occupazionale per l’intero periodo agosto 2020 – ottobre 2022 sia stato pari a 900 mila unità di lavoro, tra dirette e indirette”. Lo si legge nel dossier del Censis dedicato agli effetti del Superbonus, diffusi nel corso di un evento, a Roma, e realizzato con Harley&Dikkinson e la filiera delle costruzioni (che comprende imprese e professionisti).

“Particolarmente rilevante l’impatto del solo periodo compreso tra gennaio e ottobre 2022, in cui si stima che i lavori di efficientamento energetico degli edifici abbiano attivato 411 mila occupati diretti (nel settore edile, dei servizi tecnici e dell’indotto) e altre 225 mila unità indirette” rileva l’istituto di ricerca. La misura ha avuto un effetto positivo anche sul valore delle costruzioni: “è aumentato del 21,3% rispetto all’anno precedente” e nel dettaglio, nel Meridione, l’aumento “è stato pari al 25,9% e nel Nord-Ovest al 22,8%”, mentre s’è rivelata “più contenuta al Centro (16,3%) e nel Nord-Est (18,5%)”.

In tutto, i “55 miliardi di euro di investimenti certificati dall’Enea” per il periodo analizzato “hanno attivato un valore della produzione nella filiera delle costruzioni e dei servizi tecnici connessi pari a 79,7 miliardi”, come “effetto diretto”. A questo “si sommano 36 miliardi di produzione attivata in altri settori del sistema economico connesso alle componenti dell’indotto”, per “un totale di almeno 115 miliardi. – afferma lo studio Censis – Si può stimare che una spesa così consistente abbia generato un gettito fiscale altrettanto rilevante”. Difatti, “attivando il Superecobonus, una produzione consistente per via degli effetti moltiplicativi sul sistema economico, il gettito fiscale derivante da tale produzione aggiuntiva si stima possa ripagare circa il 70% della spesa a carico dello Stato per le opere di efficientamento sugli edifici. Ciò significa che 100 euro di spesa per Superecobonus costerebbero effettivamente allo Stato 30 euro, ridimensionando in questo modo il valore reale del disavanzo generato dall’incentivo”, si precisa.

“Sicuramente c’è stato un effetto positivo per l’economia”, ma ci sono state anche “delle disfunzioni, delle patologie che non possiamo nascondere”, in particolare sul bonus facciate” dove “non c’erano quei controlli puntuali che hanno generato un passaggio di questi crediti al sistema bancario” e “la conseguenza è che si sono generate ingenti masse sui cassetti fiscali che non possono sfociare in un utilizzo. E, quindi, si è irrigidito il sistema”, ha commentato il viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo.

“Sulla base degli elementi che sono stati acquisiti dalle autorità di controllo, Guardia di Finanza ed Agenzia delle Entrare, si è pensato di seguire una strada diversa” sul superbonus, ha aggiunto Leo. Quella che si trova nel decreto Aiuti quater che “distingue il versante dei condomini, rispetto al versante delle villette. E si è deciso di mantenere il 110% per i condomini, a condizione che siano presenti due sostanziali elementi: il primo è quello della delibera condominiale fatta entro la data di entrata in vigore del provvedimento, che oggi, o domani entrerà in Gazzetta ufficiale, e il secondo è che la Cilas sia realizzata entro il 25 di novembre. La questione che ci preoccupa di più è quella dei crediti, è una priorità assoluta, – ha detto – la presidente Meloni ed il ministro Giorgetti hanno dato disponibilità ad aprire un tavolo tecnico per cercare di affrontare” il tema. C’è la possibilità di “ragionare sull’ipotesi di utilizzare in parte i crediti attraverso i pagamenti, i famosi F24 dei contribuenti”.

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