venerdì 2 Dicembre 2022
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Caro materiali, nasce il tavolo tecnico sulle materie prime critiche

Evitare ritardi nei lavori e impennate dei prezzi che facciano andare le gare deserte e non consentano la prosecuzione degli interventi: è uno degli obiettivi del tavolo tecnico sulle materie prime, istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero della Transizione Ecologica.
Il tavolo dovrà individuare le condizioni normative, economiche e di mercato per l’approvvigionamento sicuro e sostenibile delle materie prime. Vi parteciperanno istituzioni, centri di ricerca, consorzi di filiera e associazioni di categoria.
L’idea è nata a gennaio 2021 non solo con l’obiettivo di creare le condizioni per un approvvigionamento stabile, ma anche di potenziare la sostenibilità degli approvvigionamenti, la circolarità e il riciclo.
Le materie prime critiche sono materiali strategici, fondamentali per molte attività industriali, che per condizioni particolari, ad esempio legate al fatto che la produzione è concentrata in pochi Paesi, possono risultare carenti in determinati periodi.
La lista delle materie prime critiche viene aggiornata periodicamente. Il tavolo tecnico dovrà quindi individuare le materie a rischio e creare condizioni tali da non mettere in crisi interi comparti produttivi.
Nel 2021 nel settore edile la carenza di alcuni materiali ha causato un incremento considerevole dei prezzi e ritardi nell’esecuzione dei lavori.
Per far fronte a questa situazione è stato istituito un Fondo presso il Mims. Il Fondo, da 200 milioni di euro (100 milioni con il Decreto Sostegni bis e 100 milioni con la Legge di Bilancio 2022), è stato rifinnziato con 150 milioni di euro dal Decreto Energia.
Le risorse per far fronte ai rincari sono state incrementate anche dal Decreto Aiuti, che ha creato due canali di finanziamento:
– uno da 1,2 miliardi (700 milioni per il 2022 e 500 milioni per il 2023) per evitare il blocco delle opere finanziate dal PNRR, dal PNC e i lavori per i quali è stato nominato un commissario straordinario;
– uno da circa 1,3 miliardi (770 milioni per il 2022 e 550 milioni per il 2023) per consentire la prosecuzione delle altre opere, considerate non prioritarie.
Due decreti del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims) hanno inoltre rilevato le variazioni relative al primo e al secondo semestre 2021.
In base ai rincari subìti, le imprese chiedono una compensazione alla Stazione Appaltante che, se non possiede le risorse necessarie, fa richiesta di accesso al Fondo.
La questione dei rincari è stata affrontata anche a livello regionale, con l’adozione di linee guida per l’aggiornamento dei prezzari regionali.
La rilevazione dell’aumento dei prezzi a livello nazionale non ha lasciato contenti gli operatori del settore. La rilevazione è stata contestata dinanzi al Tar del Lazio, che ha imposto al Mims di rivedere i criteri con cui ha quantificato i rincari.
Ci sarebbe quindi bisogno di nuovi canali di approvvigionamento, tali da aumentare l’offerta e abbassare i prezzi, o di un maggiore ricorso al riciclo e all’economia circolare.

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