giovedì 6 Ottobre 2022
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Linee guida Anac: meno stazioni appaltanti e centrali di committenza, ma più qualificate

L’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) ha approvato le Linee Guida per la riqualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza. Si tratta di uno dei punti qualificanti del PNRR, premessa fondamentale per il varo della riforma del Codice degli Appalti.
Attualmente – spiega Anac – le stazioni appaltanti in Italia sono 36.000, con oltre 100.000 centri di spesa. Tale numero verrà notevolmente ridotto, e solo le stazioni con le qualifiche necessarie e le capacità di contrattazione adatte potranno gestire gli appalti pubblici.

Le Linee Guida indicano le modalità operative per l’attuazione del sistema di riqualificazione, che varrà per tutte le procedure di gara indette dalle stazioni appaltanti e dalle centrali di committenza.
La riqualificazione delle stazioni appaltanti è un passaggio fondamentale per migliorare la spesa pubblica in Italia: comprerà chi è in grado di condurre correttamente la fase di affidamento e spuntare prezzi migliori; eseguirà il contratto chi dispone delle professionalità e delle competenze per farlo.
Il tutto è finalizzato – sottolinea Anac – a qualificare il compratore pubblico facendo fare appalti solo in digitale attraverso una piattaforma digitale e auspicabilmente unica sul territorio, ma soprattutto collegata in tempo reale con la banca dati nazionale dei contratti pubblici di Anac, e a garantire la controllabilità dell’appalto dal bando di gara al collaudo dell’opera.
Riduzione e qualificazione delle stazioni appaltanti

Gli obiettivi della Riforma di riqualificazione sono:
– riduzione delle stazioni appaltanti, con particolare riferimento ai comuni, centralizzando il più possibile gli acquisti per spuntare prezzi migliori;
– rafforzamento e qualificazione delle stesse, arginando deficit organizzativi e di professionalità dovuti all’eccessiva frammentazione;
– applicazione di criteri di qualità, efficienza, professionalizzazione, realizzando un accorpamento della domanda;
– istituzione dell’anagrafe unica delle stazioni appaltanti, inserendole secondo il livello di qualifica in possesso, e la loro provata capacità di acquisire beni, servizi e lavori, oltre che sulla base delle strutture organizzative stabili per l’acquisto, del personale presente con specifiche competenze, e del numero di gare svolte nell’ultimo quinquennio.
Si tratta una novità importante, mai riuscita finora in Italia (nonostante il Codice degli appalti, recependo la direttiva comunitaria, lo abbia previsto come obbligatorio dal 2018), tanto che ancora oggi più di una gara su tre viene gestita in modalità cartacea.
“La qualificazione delle stazioni appaltanti è diventato uno dei punti qualificanti del PNRR che ci ha permesso di ricevere l’ultima tranche di fondi europei del Next Generation EU, e sarà essenziale per le prossime” – spiega il Presidente di Anac Giuseppe Busia.
“Gli obiettivi sono la riduzione delle stazioni appaltanti, con particolare riferimento alle più piccole aggregando il più possibile gli acquisti per spuntare prezzi migliori; e il rafforzamento e qualificazione delle stesse, arginando deficit organizzativi e di professionalità dovuti all’eccessiva frammentazione. Tutto questo porta indiscutibili vantaggi sia per le stazioni appaltanti che vedrebbero ridurre il numero di procedure da avviare, che per gli operatori economici che potrebbero partecipare ad un numero ridotto di procedure, eventualmente con più lotti, così riducendo i costi amministrativi delle gare. Inoltre, come l’ammontare degli appalti del PNRR ci evidenzia, è indispensabile la formazione di specializzazioni”, conclude Busia.
Per stipulare contratti pubblici servirà avere un ufficio organizzato, esperienza, persone qualificate. In caso contrario ci si dovrà aggregare e rinunciare a svolgere le gare più complesse, facendo affidamento su altri, così da avere un servizio più efficiente, meno oneroso e in grado di comprare meglio”. In più, “chi ha dimostrato capacità di saper acquistare potrà offrire servizi ad altri enti, svolgendo una funzione di supplenza. Stiamo lavorando con la Scuola nazionale dell’Amministrazione (Sna) per corsi qualificanti”.
“Non si possono trascurare, infine, i vantaggi, in termini di economie di scala e di scopo, che possono derivare da acquisti in comune – aggiunge il Presidente Busia – e ciò vale sia per le stazioni appaltanti che vedrebbero ridurre il numero di procedure da avviare, che per gli operatori economici che potrebbero partecipare ad un numero ridotto di procedure, eventualmente con più lotti, così riducendo i costi amministrativi delle gare”.
“Vogliamo tendere verso modelli di stazioni appaltanti che possano spendere risorse unicamente in base alle capacità e professionalità disponibili. Non solo, affinché la qualificazione sia efficace e possa anche fungere da volano nel semplificare e digitalizzare gli appalti, vogliamo individuare un sistema che preveda tra i requisiti per la qualificazione alcuni elementi imprescindibili, anche per i soggetti che oggi sono qualificati di diritto”.
“Tra i requisiti obbligatori è ora ricompresa, grazie al Decreto Semplificazioni – conclude Busia – anche la disponibilità e l’utilizzo corrente di piattaforme telematiche nella gestione delle procedure di gare. La stazione appaltante che aspira alla qualificazione dovrà dimostrare di avere a disposizione, oltre al personale tecnico e amministrativo per la gestione dei contratti per i quali intende qualificarsi, specifiche competenze informatiche per la corretta gestione delle piattaforme in uso”.
A breve sarà avviata una consultazione pubblica sulle Linee guida con la possibilità per le varie istituzioni pubbliche, centrali di committenza, operatori economici e associazioni di categoria di inviare osservazioni e indicazioni.

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