martedì 31 Gennaio 2023
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Il prezzo delle materie prime potrebbe salire per altri tre anni

La tendenza al rialzo delle materie prime “continuerà nei prossimi tre anni”, e potrebbe anche accelerare a causa della spinta verso la transizione energetica dettata dal Green deal europeo e della “totale riapertura dell’economia cinese”, ancora frenata dalla politica dei zero casi di Covid voluta da Pechino. In un colloquio con AGI Gianclaudio Torlizzi, direttore generale della società di consulenza finanziaria T-Commodity, traccia un quadro su quello che sta avvenendo sul fronte dei prezzi delle commodity, in particolare dei prezzi del metallo che al momento hanno registrato tra i rincari maggiori.

“All’origine, il rialzo dei prezzi è stato causato soprattutto dagli stimoli fiscali e monetari implementai con lo scoppio della pandemia. Da marzo 2020 ad oggi sono stati mossi oltre 30 mila miliardi di dollari a livello mondiale tra stimoli fiscali e monetari”, ragiona l’analista, una montagna di denaro sul mercato che ha sì sostenuto l’economia, ma ha anche causato un cambio negli acquisti: “Il lockdown ha dato una spinta determinante all’acquisto di beni durevoli, con una forte componente di materie prime”, spiega Torlizzi.

“Il mercato sta abbandonando la concezione di transitorietà dell’inflazione e sta abbracciando l’idea di un assestamento al rialzo prezzi. Una situazione che attrae gli investitori, che cominciano a investire in materie prima per tutelarsi dall’inflazione, anche perché con la situazione attuale potrebbero soffrire molto meno della stretta alla politica monetaria e fiscale. In più c’è un’elemento da tenere in conto: la Cina. I metalli industriali hanno sempre visto nella Cina il driver di riferimento, perché ne consuma il 50% a livello mondiale. Oggi però con le politiche di lockdown ancora in vigore di fatto frenano il potenziale cinese. Ma presto riapriranno anche lì, e cosa succederà quando la Cina potrà correre al massimo del potenziale? Potremmo essere agli albori di una nuova fase rialzista, forse più forte della prima”. Unico modo per invertire la rotta: “Il fatto che l’Occidente possa rivedere i propri piani climatici sicuramente potrebbe cambiare lo scenario tracciato fin qui. Ma è piuttosto difficile che possa accadere”, conclude.

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