giovedì 8 Dicembre 2022
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Ripresa e PNRR a rischio: mancano oltre 100mila addetti per realizzare le grandi opere

Servono ingegneri, project manager, contabili, ma anche operai specializzati e generici. Le aziende del settore edile chiedono di mettere a punto appositi percorsi di formazione.

L’allarme era stato lanciato già qualche mese fa: in Italia mancano le figure professionali per realizzare le grandi opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Secondo l’indagine  – scrive Il Messaggero – risultano scoperti oltre 100mila posti nel settore delle grandi infrastrutture. Nel dettaglio: 3mila figure di staff specializzato, 23mila operai specializzati e più di 70mila operai generici. Necessari per accelerare le costruzioni e permettere la realizzazione delle opere previste dal Pnrr.

Ieri a Roma Intesa Sanpaolo ha messo intorno a un tavolo istituzioni, enti pubblici, imprese e mondo della finanza. «Infrastrutture sostenibili: un bene comune», il titolo dell’incontro. E in questa occasione è stata illustrata la lunga lista delle figure professionali di cui sono sprovviste oggi le imprese edili italiane.

Mancano ingegneri, project manager, contabili, esperti in gestione delle risorse umane, responsabili della gestione di cantieri, autotrasportatori, operatori addetti alle Tbm (le tunnel boring machine o talpe meccaniche). E poi: minatori, carpentieri, saldatori, addetti agli impianti elettrici e meccanici.

Pesano i tanti anni di stop dei lavori nel settore delle costruzioni. Ora, per sopperire alla grave carenza di figure qualificate, le aziende del settore chiedono di mettere a punto appositi percorsi di formazione.

Per quanto riguarda i soli operai specializzati, le imprese cercano esperti di scavi, di impianti elettrici e meccanici e delle attività di cantiere. Mancano minatori, escavatoristi, jumbisti, lancisti, palisti, pompisti. E ancora: canneggiatori, carpentieri, saldatori, operatori di mezzi di cantiere. Infine non si trovano capisquadra piazzali, operatori di nastro, addetti ai cunicoli.

La carenza di manodopera, sommata alle difficoltà che derivano dal maggiore costo delle materie prime, rischiano di trasformare una grande opportunità di crescita in un’occasione mancata.

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