Edilizia sostenibile, investimenti per 5 miliardi di euro nell’Allegato Infrastrutture

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In arrivo 5 miliardi di euro per l’edilizia sostenibile. Lo prevede l’Allegato infrastrutture al Documento di Economia e finanza, approvato giovedì in Consiglio dei Ministri e illustrato dal Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili.
Il documento prevede che la pianificazione, programmazione, progettazione e realizzazione delle infrastrutture dovrà basarsi sui princìpi dello sviluppo sostenibile. Un ambio di approccio che, secondo le intenzioni del Governo, renderà il Paese più moderno, competitivo e resiliente, in coerenza con i principi dell’Agenda 2030 dell’Onu, del Green Deal europeo e con i piani nazionali generali e settoriali di riferimento.
Il documento illustra che per l’edilizia sostenibile sono in programma investimenti per 5 miliardi di euro. Le risorse saranno ripartite tra il programma “Qualità dell’abitare”, il programma di recupero degli alloggi ex-Iacp, interventi di edilizia carceraria, efficientamento energetico delle cittadelle giudiziarie.

Ricordiamo che le risorse per la “Qualità dell’abitare” sono state già assegnate a 271 progetti. Il programma può contare su un totale di circa 3,2 miliardi di euro: 380 milioni provenienti dalla Legge di Bilancio per il 2021 e 2,8 miliardi dal PNRR.
Per la mobilità saranno investiti 242,6 miliardi, di cui 178.9 miliardi risultano già assegnati. Per le infrastrutture idriche si spenderanno 12 miliardi.

L’Allegato infrastrutture individua i criteri di selezione delle opere in due fasi. Nella prima fase saranno individuati gli interventi maturi confrontando più indicatori, tra cui:
– il livello maturità progettuale;
– l’aggiornamento delle analisi di valutazione;
– il livello di completamento dell’opera;
– la quota di finanziamento già disponibile.
Nell’analisi dei fabbisogni saranno considerati:
– la coerenza con gli obiettivi e le strategie e il loro contributo nel generare benefici al sistema delle infrastrutture e dei trasporti;
– i nuovi fabbisogni derivanti dai cambiamenti nelle abitudini di mobilità, consumo e produzione a causa della pandemia;
– la capacità di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e alle politiche e strategie generali e settoriali dell’Unione europea.
Nella seconda fase sarà individuato l’ordine di priorità tra le opere. Saranno presi in considerazione la capacità di:
– contribuire alla transizione ecologica e digitale;
– realizzare infrastrutture più sostenibili e resilienti;
– generare impatti significativi sul sistema economico e sociale, anche favorendo la riduzione dei divari sociali e territoriali;
– assicurare la manutenzione e la sicurezza del patrimonio infrastrutturale esistente, prevenendo i rischi anche attraverso l’uso di tecnologie innovative;
– intervenire sul settore della logistica e del trasporto delle merci per renderlo più resiliente e competitivo;
– programmare uno sviluppo urbano sostenibile anche per aumentare i collegamenti tra città e aree interne.

Ministro Giovannini: infrastrutture sostenibili per ridurre le disuguaglianze territoriali
“Abbiamo pochi anni per realizzare i progetti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza utilizzando al meglio i fondi europei e nazionali a disposizione – ha commentato il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini- È necessario pianificare infrastrutture e mobilità in modo innovativo, individuando le priorità secondo una strategia sistemica e integrata. L’Allegato innova il modello di programmazione per realizzare gli interventi necessari a interconnettere le aree del Paese, per migliorare le infrastrutture idriche e accrescere la qualità dell’abitare, riducendo le disuguaglianze territoriali, per essere più competitivi, equi e sostenibili”.

“Il documento non è solo un piano di spesa, ma un modo nuovo di programmare l’Italia che si vuole costruire nei prossimi dieci anni” ha aggiunto Giovannini spiegando che il piano si sviluppa secondo quattro direttrici: l’analisi dei fabbisogni, nuovi criteri per la definizione delle priorità, coerenza con le programmazioni nazionali e settoriali e valutazione dell’impatto degli investimenti sui 17 Obiettivi sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu. “Abbiamo introdotto – ha concluso – il ‘Piano Processo’, un metodo per pianificare gli interventi che prevede nuovi parametri per la selezione delle opere, aggiornamenti, approfondimenti e decisioni in fasi successive con la possibilità di revisione delle scelte in caso di mutamento dei contesti e valutazioni ex ante ed ex post degli interventi per compiere scelte più razionali e funzionali al raggiungimento degli obiettivi di medio termine”.

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