Caro materiali, fondo da 100 milioni per compensare l’aumento dei prezzi

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L’aumento dei prezzi dei materiali sarà monitorato e compensato con l’utilizzo dei ribassi d’asta e degli accantonamenti, ma soprattutto con un Fondo da 100 milioni di euro, che sarà istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims).
Il meccanismo, studiato per salvare le imprese di costruzione, strozzate dal caro materiali, è previsto da un emendamento al disegno di legge per la conversione del Decreto Sostegni-bis, approvato ieri dalla Commissione Bilancio della Camera.
Nel primo semestre del 2021 si è verificato un aumento dei prezzi di alcuni materiali da costruzione. Sulla base delle richieste avanzate dalle imprese, il Mims rileverà le variazioni dei prezzi superiori all’8% per i contratti in corso di esecuzione.

L’appaltatore, entro 15 giorni dalla pubblicazione del decreto con cui il Mims rileverà le variazioni dei prezzi, presenterà istanza di compensazione.
Ogni Stazione Appaltante potrà provvedere alla compensazione utilizzando
– fino al 50% delle risorse accantonate per gli imprevisti nel quadro economico di ogni intervento;
– le somme derivanti dai ribassi d’asta per cui non sia prevista un’altra destinazione;
– le somme residue relative ad altri interventi ultimati, di competenza della stessa Stazione Appaltante, per i quali siano stati eseguiti il collaudo ed emanati i certificati di regolare esecuzione.
Nel caso in cui le risorse derivanti da accantonamenti, ribassi e residui non fossero sufficienti, è possibile accedere al Fondo per l’adeguamento dei prezzi.
Il Fondo avrà una dotazione di 100 milioni di euro per il 2021 e sarà istituito con un decreto del Mims che ne regolerà l’accesso, garantendo parità di condizioni per le piccole, medie e grandi imprese di costruzione.

“Il rincaro delle materie prime edili è diventato un serio problema perché danneggia un settore trainante per la nostra economia erischia di vanificare i benefici di misure di rilancio come il Superbonus. Il balzo dei costi di acciaio (+60%), alluminio (+80,4%) e rame (+130%), a dati dell’Ufficio Studi Anima di Confindustria monitorati dall’Università di Brescia, è preoccupante e ha richiesto un intervento eccezionale del governo” illustra Erica Mazzetti, Deputata di Forza Italia.

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