Decreto Semplificazioni e modifiche al Codice Appalti: le prime indiscrezioni su commissari e permessi

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Concept of construction and design. 3d render of blueprints and designer tools on the panorama of construction site.

Semplificazione del Codice Appalti, tempi ridotti per ottenere i permessi edilizi, commissari per le opere da completare. Saranno questi i contenuti del Decreto Semplificazioni, che il Governo sta per approvare, anche se non è ancora chiara la portata che avranno queste misure. Non sono ad esempio state definite le opere prioritarie da completare, nè i poteri che potranno esercitare i commissari. Nel frattempo, le imprese chiedono di fare presto, ma anche di garantire i controlli sulla qualità.
Durante l’audizione informale, svolta in videoconferenza il 26 maggio scorso in Commissione Lavori Pubblici del Senato, la Ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, ha spiegato che il Decreto Semplificazioni, in arrivo nei prossimi giorni, supererà le criticità interpretative del Codice Appalti, che troppo spesso danno origine a contenziosi nelle fasi di esecuzione dei contratti.
Saranno accelerate tutte le fasi degli appalti pubblici e ridotti i tempi di approvazione dei contratti di programma RFI e Anas e dell’elaborazione dei programmi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture.
La Ministra ha reso noto che nel Decreto Semplificazioni dovrebbe trovare posto anche una norma per coprire i costi della sicurezza in cantiere e per un maggiore utilizzo del massimo ribasso.
Nei giorni scorsi, durante una diretta Facebook, la Ministra ha annunciato che il percorso sulla semplificazione riguarderà anche l’abbreviazione dei termini necessari per ottenere i permessi edilizi.
Durante l’audizione, la senatrice della Lega, Simona Pergreffi, ha chiesto di adottare il modello Genova anche per altre infrastrutture. Secondo alcuni esponenti della maggioranza, tra cui il senatore M5S Agostino Santillo, il modello Genova, che ha avuto successo per la ricostruzione del ponte Morandi, non è replicabile perchè ha rappresentato un caso di eccezionalità. I nuovi commissari, nominati per fronteggiare la crisi e accelerare i lavori, dovrebbero avere poteri più contenuti e occuparsi prevalentemente di dare impulso alla realizzazione dei lavori pubblici.
Il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Giancarlo Cancelleri, ritiene, invece, che il modello Genova sia giusto e che si possano utilizzare i commissari per più di 300 opere del contratto di programma Anas RFI.
Nei giorni scorsi si è mostrata più cauta la Ministra De Micheli, che ha ipotizzato commissari per un massimo di 30 opere di grande e media dimensione.
La Ministra De Micheli ha ricordato che la nomina dei commissari, prevista dallo Sblocca Cantieri, si è bloccata proprio sulla discussione dei poteri da attribuire ai commissari e sui criteri da utilizzare nell’individuazione delle opere prioritarie da sbloccare. Aspetti che il Decreto Semplificazioni in arrivo dovrà dirimere.
Mentre il mondo politico si confronta sui connotati da dare alla nuova norma, il mondo imprenditoriale avanza richieste chiedendo sì semplificazione, ma anche tutela della qualità.
La Ministra per la pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, ha anticipato ad Adnkronos che nel decreto semplificazione potrebbero essere inserite norme per facilitare gli interventi di ristrutturazione e rigenerazione urbana attraverso la riduzione del contributo di costruzione, ma anche misure per snellire il funzionamento delle conferenze di servizi e l’utilizzo del silenzio-assenso.
“Introduciamo la precisa attestazione del decorso del silenzio-assenso da parte del Comune o, in mancanza, dal progettista incaricato e prevediamo che qualora una amministrazione adotti un provvedimento fuori tempo massimo, cioè una volta decorso il termine per il silenzio-assenso, questo atto non sia efficace”.
La Ministra ha espresso contrarietà all’utilizzo generalizzato del modello Genova, spiegando che le norme e le procedure andrebbero “migliorate, non bypassate” e affermando che “sui tanti appalti più piccoli si debba procedere con snellimenti mirati sui processi autorizzatori o con l’eliminazione di vincoli solo formali, puntando soprattutto sulla rigenerazione urbana, sulla manutenzione e riqualificazione del territorio e sulle tante opere diffuse che servono al Paese nel segno della sostenibilità e che creano ricchezza e benessere”.
La presidente di Finco, Carla Tomasi, ha sottolineato che da una parte c’è bisogno di semplificare e accorciare le procedure per ottenere i permessi, ma dall’altra bisogna verificare la qualità delle imprese e delle stazioni appaltanti “se non vogliamo continuare a versare lacrime – ma di coccodrillo a questo punto – ogni volta che crolla un ponte”.
Secondo Finco, la pesantezza dei processi amministrativi può essere sostituita da una autocertificazione, a condizione che il sistema disponga di un robusto servizio ispettivo. Attualmente, invece “sia il direttore dei lavori che il RUP spesso non mettono piede in cantiere, magari sostituendo le visite con documenti e controlli virtuali, per non parlare delle mancate ispezioni del Ministero delle Infrastrutture”.
La soluzione prospettata da Finco è quella di lasciare in vigore le semplificazioni apportate al Codice Appalti con il decreto Sblocca Cantieri e concentrarsi sull’esecuzione dei contratti puntuale, “facendo uscire i controllori dai loro uffici per proiettarli nei cantieri”.

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