Le 77 infrastrutture bloccate ancora in attesa di un commissario

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Il ministero per le Infrastrutture ha completato e inviato al ministero dell’Economia il lavoro fatto con FS e Anas. Per il via ai lavori servono i decreti di Conte

Dalle parole di Giorgio Santilli lette oggi su Edilizia e Territorio l’elenco delle opere stradali e ferroviarie, previste nel decreto Sblocca cantieri, che attendono ancora la nomina dei Commissari.

Sono 77 le opere che avranno un commissario straordinario previsto dal decreto sblocca cantieri e valgono quasi 38 miliardi di euro. Ha messo insieme l’elenco il ministero delle infrastrutture, con l’aiuto fondamentale di Ferrovie e Anas, e lo ha trasmesso a fine luglio al ministero dell’Economia che deve “vistare” il piano e mandarlo al presidente del Consiglio per l’approvazione dei decreti di nomina dei commissari.

Dall’elenco delle opere in attesa di commissario non manca nessuna delle grandi opere ferroviarie e stradali nazionali che devono essere accelerate. Nella lista del ministerofanno la parte del leone, sul piano degli importi, le 23 opere ferroviarie che valgono, in termini di costi, 30,5 miliardi.

L’opera più importante, in termini strategici e di importi, è l’alta velocità Brescia-Padova che vale più di 8,6 miliardi, mentre sull’asse verso il Brennero c’è il potenziamento della Fortezza-Verona (3,4 miliardi).

In Lombardia un gruppo di cinque opere strategiche: Gallarate-Rho, Rogoredo-Pavia, Codogno-Cremona-Mantova, Bergamo-aeroporto Orio al Serio, Ponte San Pietro-Bergamo-Montello. C’è il collegamento per l’aeroporto di Venezia, la Pescara-Bari, la Roma-Pescara, la Ferrandina-Matera, il potenziamento della Venezia-Trieste, la Pontremolese.

Molto diffuse sul territorio le opere stradali: in tutto sono 54 per un valore di 7,2 miliardi. Fra le più importanti vanno segnalati il raccordo autostradale fra la A4 e la Val di Trompia (258 milioni), i quattro lotti di ammodernamento della statale 106 Jonica (per un totale di 352 milioni), la variante tra Bari e Mola (250 milioni), i lavori della statale 121 a Palermo (376 milioni), la tangenziale di Gela (316 milioni), il collegamento fra il porto di Civitavecchia e Orte (466 milioni).

Nell’elenco ci sono anche il Terzo valico e il nodo ferroviario di Genova per cui il commissario è stato già nominato, con una scelta di prima qualità quale quella di Marco Rettighieri.

Così come ci sono le opere stradali in provincia di Belluno per Cortina 2021 dove il commissario già nominato è il presidente dell’Anas Claudio Andrea Gemme. Ovviamente non ci sono la TAV Torino-Lione e il Brennero che hanno già propri commissari, europei e nazionali.

Non c’è neanche l’altra opera controversa di questo periodo, la Gronda di Genova, ma le opere delle concessionarie autostradali non erano contemplate nel decreto e un commissario straordinario per loro è ipotizzabile solo in caso di accordo.

Non tutte le opere dell’elenco vedranno il cantiere a breve: ci sono interventi in corso, ma anche interventi in attesa di completare l’iter e interventi ancora in corso di progettazione, ma certo i commissari potranno dare l’accelerazione che tutti aspettano, soprattutto per ridurre quegli otto anni medi di iter oggi necessari per aprire un cantiere.

I commissari saranno prevalentemente dirigenti delle due società delle FS, Rete Ferroviaria Italia e Anas, e ogni commissario avrà numerose opere nel proprio perimetro. È questo, insomma, il piano da cui ripartirà il nuovo governo giallorosso se Giuseppe Conte riuscirà a formarlo. È il piano da cui ripartirà lo stesso Conte che ha sempre mandato segnali di voler accelerare anche da Palazzo Chigi gli investimenti pubblici.

Difficile che su un elenco di questo tipo il Pd non sia favorevole. Al netto, ovviamente, della questione autostradale su cui si è comunque registrata una prima intesa M5S-Pd e di qualche correzione o chiarimento o aggiunta sempre possibili, quello messo a punto dal ministero delle Infrastrutture ha l’aria di essere un piano nazionale di ferrovie e strade su cui la convergenza dovrebbe essere ampia. Ora semmai serve che il ministero dell’Economia completi rapidamente la propria istruttoria e che Palazzo Chigi approvi.

Gli ultimi otto mesi sono stati uno spettacolo indecente. Il braccio di ferro sulla TAV ha fatto male a tutti. Basta discussioni. Partire subito.

Soltanto parole: liti, discussioni infinite, politica della peggiore specie. Parole su carta: decreti, correzioni, contro-correzioni parlamentari, emendamenti annunciati e poi ritirati, una catena infinita di atti attuativi.

Parole di una politica sterile, parole di burocrazia senza fine. Zero cantieri. Gli ultimi otto mesi sono stati uno spettacolo indecente e il risultato è che all’analisi, giusta, sulla necessità di sbloccare i cantieri, non sono seguiti i fatti.

Il piano presentato dal ministero alla presidenza del consiglio – via ministro dell’Economia – è comunque un atto concreto cui deve rispondere una decisione operativa in tempi rapidissimi. Abbiamo bisogno di aprire subito i cantieri ovunque possibile e di accelerare le progettazioni per aprirli il prima possibile. Il premier si faccia garante di questo e la nuova maggioranza lo aiuti in questa direzione.

L’ultima cosa di cui ora abbiamo bisogno è ricominciare a discutere norme e progetti, questo sì, quello no, magari dividendosi su colpe e responsabilità. Partiamo da quello che c’è e facciamo subito. Subito. E se ci sono cose da aggiungere, si aggiungano, senza riaprire discussioni che sono una ferita per il Paese.

Articolo di Giorgio Santilli pubblicato su Edilizia e Territorio

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