Il gap infrastrutturale costa agli italiani 40 miliardi l’anno e 38 ore di disagi

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Il gap infrastrutturale costa all’Italia 40 miliardi l’anno e costringe gli italiani in coda per 38 ore all’anno. I dati sono del World Economic Forum (WEF) e sono stati rielaborati in uno studio dalla CGIA di Mestre.
Secondo il WEF tra i 10 più importanti Paesi europei presi in esame, l’Italia si colloca sempre all’ultimo posto per qualità/efficienza del sistema infrastrutturale
Secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), il deficit di competitività del nostro sistema logistico-infrastrutturale ci costa 40 miliardi di euro all’anno.
A detta della SACE (gruppo Cassa Depositi e Prestiti), questo gap con gli altri competitori europei ci fa perdere 70 miliardi di euro di export ogni anno. Importi, ovviamente, che non si possono sommare, ma che danno la dimensione dell’arretratezza delle grandi reti di trasporto e di logistica presenti nel nostro Paese e che sono stati di recente stigmatizzati anche dalla Commissione Europea.
Oltre ai dati appena richiamati, anche il sentiment dei grandi manager conferma lo stato di arretratezza logistica del nostro Paese.
Tra i 10 più importanti Paesi europei presi in esame, l’Italia si colloca sempre all’ultimo posto per qualità/efficienza del sistema infrastrutturale. In particolare per
– qualità delle strade;
– efficienza dei servizi ferroviari;
– efficienza dei servizi portuali;
– copertura della linea internet veloce (fonte: Commissione europea).
Rispetto alla Germania, che è il nostro principale competitor in campo economico, l’Italia sconta un gap
– del 24 per cento per la qualità delle strade;
– del 40 per cento per l’efficienza dei servizi ferroviari;
– del 18 per cento per l’efficienza dei servizi portuali;
– del 199 per cento per la copertura della linea internet ultraveloce.
Per tornare in carreggiata oltre alla realizzazione delle grandi infrastrutture materiali e immateriali l’Italia ha bisogno di moltissimi interventi “minori” altrettanto indispensabili per la messa in sicurezza di cittadini e territori. Lo studio ricorda, infatti, che:
– l’88 per cento degli 8 mila Comuni italiani ha almeno un’area classificata a elevato rischio idrogeologico;
– il 40 per cento circa delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica è ubicato in zone ad alto rischio sismico;
– su circa 6.000 opere censite (gallerie, ponti, viadotti, etc.) quasi 2.000 necessitano di interventi urgenti;
– il 38 per cento dell’acqua trasportata dal sistema idrico pubblico si perde per strada a causa dell’elevato livello di deterioramento della rete.
Due priorità – realizzazione delle grandi infrastrutture e messa in sicurezza del Paese – assolutamente non antitetici o incompatibili.

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