Autorizzazione edilizia illegittima e risarcimento danni: nuova sentenza del Consiglio di Stato

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È legittima la domanda di risarcimento danni nei confronti di un’Amministrazione che ha rilasciato un titolo autorizzatorio illegittimo. Lo ha chiarito il Consiglio di Stato con la sentenza n. 5475 del 24 novembre scorso, che ha accolto il ricorso presentato per la riforma di una sentenza di primo grado con cui è stato rigettato il ricorso proposto per il risarcimento del danno conseguente al rilascio di una autorizzazione edilizia riconosciuta come illegittima.

La vicenda riguarda il rilascio di un’autorizzazione edilizia per la realizzazione sul lastrico solare di una tettoia in legno, annullata con sentenza di primo grado e a cui era seguita la concessione edilizia in sanatoria ai sensi della Legge n. 326/2003.

Con ricorso in primo grado era stata proposta domanda risarcitoria nei confronti del Comune in relazione al danno conseguente alla diminuzione di valore dell’immobile per la compromissione della veduta panoramica sul lido e sul mare, conseguente alla realizzazione della tettoia. Ricorso rigettato in primo grado dal Tribunale Amministrativo Regionale, con conseguente successiva impugnazione dinanzi al Consiglio di Stato.

Come indicato da Palazzo Spada, la domanda risarcitoria proposta nei confronti dell’Amministrazione comunale riguarda l’esclusione o comunque la grave limitazione della veduta in relazione alla erezione della tettoia, quindi petitum e causa petendi diversa e non coperta dal giudicato civile. Secondo i giudici del Consiglio di Stato, nessun rilievo può assumere la circostanza che i titoli edilizi siano stati rilasciati facendo salvi i diritti dei terzi (che quindi possano agire a propria tutela in sede civile o in sede amministrativa). Tale “clausola” di salvezza non esonera da responsabilità l’Amministrazione quanto la stessa, con comportamenti commissivi o omissivi (e nella fattispecie prima commissivi, per il rilascio del titolo edilizio, dipoi omissivi, per l’omessa attivazione dei poteri di autotutela repressiva) ha concorso a cagionare la lesione del diritto dominicale. I giudici hanno inoltre respinto l’ipotesi del “fatto colposo del danneggiato”, concorrente alla produzione dell’evento lesivo per l’omessa impugnativa della successiva concessione in sanatoria, ricollegata alla realizzazione del manufatto in base a titolo illegittimo e alla mancata adozione di misure repressive dopo l’annullamento giurisdizionale, ossia a fatti riferibili specificamente all’Amministrazione, in quanto ciò potrebbe se mai rilevare ai fini della riduzione del risarcimento e non già all’esclusione della responsabilità.

La domanda risarcitoria quindi, è stata ritenuta fondata e ai fini della liquidazione del danno  i giudici hanno stabilito la necessità di verificare la diminuzione di valore subita dall’immobile in conseguenza dell’esclusione e/o limitazione della servitù di veduta.

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