Ritardi nei pagamenti della Pa, la Commissione Ue deferisce l’Italia alla Corte di giustizia europea

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Un recente focus di FederCepi Costruzioni (peraltro oggetto di una recente interrogazione parlamentare da parte dell’On. Simone Valiante) lo aveva già evidenziato e denunciato con forza: ora la conferma della Commissione Ue che passa dalle parole ai fatti. La PA in Italia continua ad adempiere con estremo ritardo le proprie obbligazioni con le imprese.

La Commissione europea ha infatti deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE a causa del sistematico ritardo con cui le amministrazioni pubbliche effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali, in violazione delle norme dell’UE in materia (direttiva sui ritardi di pagamento, direttiva 2011/7/UE).

Secondo la direttiva sui ritardi di pagamento le amministrazioni pubbliche sono tenute a pagare merci e servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni dal ricevimento della fattura.

La Commissione – si legge nel comunicato – riconosce gli sforzi compiuti dal governo italiano per migliorare la situazione in seguito all’avvio della procedura di infrazione con lettera di costituzione in mora nel giugno 2014 e il successivo invio del parere motivato nel febbraio 2017. A più di tre anni dall’avvio della procedura di infrazione, tuttavia, le amministrazioni pubbliche italiane necessitano ancora in media di 100 giorni per saldare le loro fatture, con picchi che possono essere nettamente superiori. La Commissione ha pertanto deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE.

Per proteggere le imprese europee, in particolar modo le piccole e medie imprese (PMI) dai ritardi di pagamento, nel febbraio 2011 l’UE ha adottato la direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. La direttiva doveva essere recepita nel diritto nazionale dei paesi dell’UE entro il 16 marzo 2013.

Le principali disposizioni della direttiva sono le seguenti:

– le amministrazioni pubbliche sono tenute a pagare le merci e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni;

– le imprese sono tenute a saldare le fatture entro 60 giorni, a meno che non sia stato esplicitamente concordato altrimenti e purché ciò non sia gravemente iniquo;

– ogni ritardo di pagamento conferisce automaticamente il diritto agli interessi di mora e a un minimo di 40 euro quale risarcimento delle spese di recupero;

– il tasso degli interessi legali di mora è superiore almeno dell’8% al tasso di riferimento della Banca centrale europea;

– gli Stati membri possono mantenere in vigore o adottare leggi e regolamenti più favorevoli al creditore rispetto alle disposizioni della direttiva. Il 26 agosto 2016 la Commissione ha adottato una relazione sulla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, dalla quale emerge che, nel complesso, l’attuazione della direttiva è positiva. La direttiva ha contribuito a portare la questione dei ritardi di pagamento in primo piano nelle agende di riforma economica e nelle agende politiche nazionali. Per quanto riguarda i pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche, i ritardi sono mediamente diminuiti di 10 giorni rispetto alla situazione esistente prima dell’entrata in vigore della direttiva e alcuni Stati membri si stanno addirittura impegnando a fare di più per promuovere una cultura dei “pagamenti rapidi”. La relazione ha tuttavia evidenziato la necessità di compiere ulteriori progressi nell’attuazione della direttiva.

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